Pubblichiamo in versione integrale le risposte che Matteo Franconi ha fornito al quotidiano La Nazione uscite questa mattina sul quotidiano.


Perché hai deciso di candidarti?

Spiegare alla gente perché e come mi candido è stata la mia prima premura perché ritengo davvero che il primo indizio per giudicare la bontà di un progetto di governo di una città come la nostra passi in primo luogo dalle visioni di chi lo propone. Ho sempre creduto che nessun vento sia favorevole per un marinaio che non sa dove andare e per questo ho esplicitato da subito i vari “perché” di questa scelta che discendono tutti da quello che reputo più importante: perché amo Pontedera e penso di poter dare un contributo a rendere questa comunità un luogo ancora migliore dove far nascere e crescere i nostri figli. Perché quel che è stato costruito in questi anni possa essere un capitale da valorizzare ed utilizzare per superare le vecchie e nuove criticità. Perché deve esser fatto con passione ma pure con competenza. Perché per scrivere una storia nuova serve sapere chi siamo, dove siamo arrivati, quali e quanti problemi ci sono e quali e quante soluzioni concrete possiamo mettere in campo per affrontarli.  Perché un modello di crescita del territorio che metta al centro le persone e le loro aspettative può essere davvero innovativo soltanto se ha lo sguardo che guarda lontano ma se ha i piedi ben piantati nella realtà e nella quotidianità dei pontederesi.


La campagna d’ascolto è in corso, quali sono le richieste più comuni che fa la gente?

Intanto mi piace ricordare con un po’ di soddisfazione che noi una campagna di ascolto organizzata l’abbiamo attivata da tempo e la stiamo facendo davvero, in ogni modo possibile, tra la gente, guardandola negli occhi ed ascoltandola con il taccuino in mano. Sono molte davvero le istanze che ci sono pervenute. Se dovessi raggrupparle in tre gruppi ricorderei la necessità di prendersi cura della città sotto il profilo della sua manutenzione e del suo decoro urbano, la necessità di costruire percorsi di sempre maggiore trasparenza, la necessità di migliorare la qualità degli spazi pubblici perché la socialità, il presidio umano e le attività culturali possano essere la prima leva per migliorare la vivibilità e la sicurezza urbana.


Come vedi Pontedera tra 10 anni?

Per rispondere a questa domanda servirebbe la presunzione di chi si è abituato a riempirsi la bocca con le certezze. Io sono invero una persona umile e posso dire soltanto qual’è il sogno che abbiamo in mente per accompagnare questa città nei prossimi dieci anni e verso cui mi impegnerei personalmente, giorno dopo giorno, spendendo esperienze, energie ed attenzioni. Pontedera è cresciuta ed ha ottenuto l’importanza che oggi ha intorno a due parole che insieme sono state la sua stella polare: il lavoro e la fatica. Se i cittadini ci daranno fiducia e affideranno a noi il compito di amministrarla ci adopereremo per coltivare in ogni singola azione la dignità che meritano queste parole. Pontedera è stata e deve poter esser ancora una città aperta, viva, una città con servizi ed infrastrutture all’altezza dei bisogni di chi la abita, del suo importante tessuto produttivo, commerciale, associativo. Pontedera ha nel proprio DNA gli anticorpi necessari per guardare al suo futuro con l’entusiasmo grande della speranza e non con lo sguardo accartocciato della paura. Per usare le parole di una famosa canzone di Guccini ci candidiamo, assieme a tutti coloro che vorranno dare il proprio contributo, a lavorare per costruire  la Pontedera del 2030 avendo scelto in tempo come la vogliamo, senza arrivarci per contrarietà.


I tre temi principali sui quali verterà la tua campagna elettorale e quindi il tuo programma “di governo

Abbiamo provato a costruire un concetto trasversale che raccontasse la nostra idea di Pontedera da declinare in tanti e molteplici aspetti. L’idea e la sfida è quella di una città connessa con le opportunità che mette a disposizione, con il patrimonio inestimabile della sua rete di protezione sociale, con le piazze e gli spazi quelli della vita quotidiana. Lavoreremo al progetto di una Pontedera  connessa con le sfide della modernità, delle tecnologie, dell’innovazione, della semplificazione. Una comunità connessa anche con gli angoli più in ombra perché è la luce della presenza delle persone che contrasta le ombre delle marginalità sociali. Una città connessa con la determinazione di chi rimboccandosi le maniche non ha mai perso il coraggio, con la voglia e la capacità di rendere la città più bella, accogliente, a misura delle persone, con le sue tante energie che aspettano di essere alimentate e trasformate in azioni di sviluppo. La riqualificazione urbanistica di alcuni quartieri, (ho già parlato pubblicamente dell’idea che abbiamo ad esempio per la zona della stazione e della trasformazione dell’asse Piaggio), la rimodulazione della mobilità urbana e del trasporto locale, la riorganizzazione dell’edilizia scolastica, la modalità di gestione dei servizi ed l’applicazione del principio di progressività (puntuale deve esser la tariffa dei rifiuti, puntuale deve esser la quota di contribuzione ai servizi comunali – mensa e trasporto scolastico, rette dei nidi – per ogni famiglia in base alla propria situazione economica) sono soltanto alcune delle dorsali programmatiche con cui intendiamo armonizzare le eccellenze di questa città, perle che dobbiamo infilare nello stesso filo per incrementarne il valore. Dentro questa idea di connessione in senso lato c’è dunque la voglia di pensare ai nostri quartieri ed alle nostre frazioni, nessuna esclusa ed ognuna con le proprie peculiarità, come tasselli di un mosaico da cucire, mettere in relazione, valorizzare singolarmente al servizio di un progetto unitario, moderno ed innovativo di città.


Quanto temi la coalizione di destra capitanata dalla Lega?

Chi persegue un sogno collettivo, ed il nostro lo è, prima di ogni altra cosa non deve temere altro che la propria capacità di ascoltare e parlare con i cittadini. Io credo che di fronte al passaggio democratico che riguarda il governo locale ciò che fa davvero la differenza nell’offerta agli elettori è che cosa viene messo dentro la cassetta degli attrezzi per costruirlo davvero il futuro di una città . Rispettiamo e rispetteremo tutti coloro che si presenteranno al giudizio dei cittadini senza però fare sconti a nessuno sul merito delle questioni. Lo faremo discutendo sulle proposte concrete che emergeranno e sul quadro dei valori e delle idee in cui esse in inseriscono. Siamo sicuri che prima o poi anche le destre vorranno pur dire qualcosa di diverso dagli slogan, dalle soluzioni facili a problemi complessi, dalle battute utili soltanto alla loro propaganda. Spero che i casi dei comuni anche vicini abbiano insegnato a tutti, a loro per primi, che l’amministrazione di una città è cosa più complessa e più delicata rispetto alla ripetizione a pappagallo delle parole d’ordine dei leader nazionali sui territori. Finora a me è sembrato che si siano soltanto affannati a dire cose vecchie con il vestito nuovo. La nostra cassetta degli attrezzi è piena di idee, suggerimenti, azioni e strategie a misura dei bisogni reali di Pontedera e per le persone che la vivono. Su quello, se metteranno da parte i megafoni e le ruspe della demagogia, ci confronteremo.

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