Il Programma elettorale

Pontedera della sanità e della protezione sociale

La sanità pubblica, universalistica e solidale

Il Sistema Sanitario della Toscana, universalistico e solidale, al netto delle criticità ancora da superare, è considerato uno dei migliori sistemi del Paese e del mondo occidentale. Serve tuttavia fare ancora di più ed andare incontro alle esigenze di tutti i pazienti migliorando ulteriormente la gestione dei servizi disponibili e la presa in carico del paziente, sia in Pronto Soccorso, sia in ambulatorio, per rendere il trattamento più efficace con un minore dispendio di risorse. Per migliorare la qualità dell’assistenza è necessario attivare una strategia generale a livello regionale che prenda in esame i seguenti temi.

  • Favorire una cultura centrata sulla prevenzione educando i cittadini a uno stile di vita sano (alimentazione sana, dieta equilibrata, zero fumo, esercizio fisico), rendendo disponibili screening per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, cervice uterina e colon retto, attivando una politica contro le dipendenze (droghe, gioco, alcol, ecc.)
    Definire percorsi e controlli calendarizzati per la gestione dei pazienti cronici così da ridurre il rischio di riacutizzazioni.
  • Qualificare l’assistenza nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) con l’aiuto dei medici di medicina generale e di un gruppo multiprofessionale per evitare ospedalizzazioni inutili.
  • Mettere a disposizione le strutture di Hospice non solo per i pazienti oncologici ma anche per la fase avanzata di malattie degenerative come sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, scompenso cardiaco e tutte le patologie che non trovano una risposta adeguata a domicilio.
  • Assistenza domiciliare rivolta ai pazienti cronici che rifiutano l’ospedalizzazione, al dopo degenza acuta e ai candidati all’Hospice che lo rifiutano. Per questi pazienti occorre definire un piano di trattamento, adeguato alla condizione, che comprenda:
    • le azioni da praticare per gestire i problemi attuali del paziente e quelli più rilevanti che possono presentarsi;
    • la chiara istruzione dei familiari o di chi assiste;
    • la fornitura dei farmaci necessari;
    • l’assistenza telefonica h24 da parte di un sanitario che ha accesso ai dati del paziente.
  • Migliorare l’assistenza ai pazienti con tumore sia definendo un piano di assistenza psicologica e di guida alla corretta alimentazione, nella consapevolezza che i pazienti con tumore non devono mai sentirsi soli, sia sensibilizzando i medici sulla necessità di attuare il percorso previsto dalla Regione per la presa in carico dei pazienti oncologici grazie alla collaborazione multispecialistica, favorisce un’assistenza attiva del paziente.
  • Migliorare la gestione delle liste di attesa che continua ad essere uno dei problemi più rilevanti per i cittadini. Le proposte a tal fine dovrebbero orientarsi per:
    • gestire i pazienti cronici nei percorsi dedicati;
    • aprire gli ambulatori specialistici e di radiodiagnostica nei diversi presidi della rete assistenziale per almeno 10 ore dal lunedì al venerdì, e per 6 ore il sabato;
    • fare in modo che i medici di base e/o gli specialisti organizzino le agende con tempistica differenziata tra primo accesso e controlli;
    • promuovere una campagna culturale per superare il concetto di “medicina difensiva”, responsabilizzando medici e cittadini alla prescrizione di esami realmente utili;
    • censire il fabbisogno di prestazioni (visite specialistiche, esami diagnostici, ecc..), organizzando la risposta nell’ambito della “Rete ospedaliera-Territoriale”, con una chiara definizione dei volumi di prestazioni istituzionali da erogare nelle strutture;
    • affrontare i picchi di richiesta di visite o esami diagnostici occasionali con attività libero professionali, con tariffe calmierate a carico del Servizio Sanitario;
    • incrementare il tempo di utilizzo della strumentazione pesante, non trasferibile negli ambulatori territoriali, da utilizzare nell’arco delle 16 ore (dalle 8 alle ore 24);
    • definire un un percorso multiprofessionale (fisioterapista-posturale, terapista del dolore, neurologo, ortopedico, psicologo, ecc…) per la corretta diagnosi e cura del “mal di schiena” in quanto tale malattia affligge oltre il 60 % della popolazione ed è fonte di molteplici prestazioni diagnostiche inutili e dannose.
  • La Medicina di Laboratorio è percorsa da forti spinte di cambiamento, da una parte l’innovazione tecnologica e l’esigenza di produrre test sempre più sensibili, specifici e predittivi di “malattia”. Per questo il SSR deve essere pronto a capillarizzare i prelievi e i punti di raccolta dei campioni. L’investimento nella diagnostica di laboratorio rappresenta un’opportunità per la sanità pubblica.
  • Adeguare il personale organico sanitario, incrementandolo e favorendo la copertura del turnover, di fronte ad un alto numero di prepensionamenti.
  • Accessibilità dei cittadini alle informazioni.
    • Fornire strumenti necessari alla partecipazione dei cittadini utenti alla gestione dei percorsi assistenziali.
    • Sviluppare tecnologie in grado di consentire all’utente, attraverso pc, smartphone e altri device, la lettura dei referti, l’inserimento di dati per richieste di analisi e visite specialistiche.
    • Pagare il ticket attraverso home banking. Facilitare, attraverso campagne di comunicazione mirate, la conoscenza dei servizi sanitari, ospedalieri, di hospice, case di cura, centri prelievi, ecc.
    • Rendere facilmente accessibili i dati sanitari di ogni struttura (numero di interventi, visite, prestazioni, specialistiche, flussi di pazienti) e del personale medico.
  • La salute mentale, la disabilità intellettiva e la comunità locale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice ormai da tempo che la malattia mentale sarà nel giro di pochi anni la più diffusa malattia nei Paesi del mondo ad alto reddito.
    • Costruire risposte di salute mentale di comunità può essere il grande cambiamento della psichiatria italiana. Serve attuare concretamente l’integrazione dei servizi socio sanitari attraverso un approccio inclusivo della persona a 360 gradi, superando il mero approccio medico e il solo trattamento farmacologico.
    • Anche sulla disabilità intellettiva bisogna continuare a sostenere risposte personalizzate: piccoli luoghi di assistenza e non grandi contenitori della diversità.
    • Particolare attenzione deve essere concentrata sulla realizzazione di centri “Con Noi e Dopo di Noi”.

L’ospedale Lotti

Il nostro presidio ospedaliero è cresciuto nel tempo per rispondere alle necessità di assistenza del territorio e garantire la sicurezza delle cure mediante una appropriata organizzazione, solide competenze professionali, strutture adeguate e tecnologie appropriate in un contesto di coerenza funzionale dell’ospedale nel nuovo assetto aziendale seguito dalla riforma regionale. L’impegno che dobbiamo mettere in campo è quello di spingere, sollecitare, controllare ed accompagnare il percorso di sviluppo del complesso ospedaliero in sinergia con Regione Toscana ed Azienda Usl Toscana Nord Ovest affinché siano portati a termine gli interventi previsti e già finanziati, con tempi di realizzazione vincolati dalla necessità di messa in sicurezza dei settori interessati, per oltre dieci milioni di euro in riferimento ai settori:

  • dell’emodialisi;
  • dell’area intensiva;
  • dell’area operatoria;
  • dell’area di emergenza e urgenza del Pronto Soccorso;
  • al miglioramento dell’accoglienza e dell’assistenza dei pazienti oncologici;
  • l’acquisizione di nuove apparecchiature elettromedicali in modo da assicurare un adeguamento del tasso tecnologico ai progressi strumentali e professionali.

La gestione delle emergenze/urgenze. Pontedera base per l’Elisoccorso

Dovremo mantenere il lavoro fatto insieme alla Gs Bellaria, alla Croce Rossa, alla Misericordia ed alla Pubblica Assistenza di Pontedera per l’attivazione presso il centro sportivo sportivo della Bellaria di una base di Elisoccorso che permette di avere a disposizione del nostro presidio ospedaliero e del Piano emergenza/urgenza del 118 un punto di atterraggio H24 per il servizio Pegaso.

La casa della salute

La realizzazione della Casa della Salute nelle stanze del primo piano del distretto di via Fleming ha consentito la formazione di un ambulatorio territoriale dove trovano posto i medici di famiglia di Pontedera che sono presenti per 10 ore al giorno, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 e dalle 8 alle 10 il sabato e i prefestivi, offrendo un servizio aggiuntivo rispetto a quello svolto da ogni medico nel proprio ambulatorio. Negli orari in cui i medici non sono impegnati nei rispettivi ambulatori, coprono a turno i servizi della casa della salute avendo la possibilità di “leggere’’ la storia clinica dei pazienti grazie all’informatizzazione del sistema. Si tratta di punto di riferimento chiaro per il cittadino ed è parte del sistema delle cure territoriali e lavora in maniera integrata e coordinata con la rete ospedaliera.

  • Occorre lavorare per incrementare sia la conoscenza e la fruibilità di tale servizio da parte dei cittadini sia l’efficacia anche grazie alla dotazione strumentale minima (elettrocardiografi, ecografi, Rx portatili).
  • Occorre potenziare il miglior funzionamento di questo presidio sanitario, ripensandone anche l’ubicazione per ridurre l’utilizzo e l’accesso inappropriato del Pronto Soccorso.

La rete di protezione sociale

La società della salute

L’integrazione tra servizi sanitari e sociali, la garanzia di un modello flessibile ed integrato di interventi residenziali, semi-residenziali, domiciliari e la continuità della cura dopo le dimissioni ospedaliere costituiscono l’altra faccia della stessa medaglia in tema di presa in carico dei bisogni di salute dei nostri cittadini.

  • L’esperienza della Società della Salute (potenziata attraverso la fusione tramite incorporazione della “Società della Salute Alta Val di Cecina” nella “Società della Salute della Valdera” ai sensi della Legge Regionale n. 11 del 2017), si è dimostrata e costituisce ancor oggi un valore aggiunto per l’intero sistema dei servizi territoriali. Con la società della salute e’ stato possibile attuare concretamente l’integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari uniformando i percorsi di accesso ai servizi attraverso la programmazione integrata e condivisa tra i 17 comuni interessati e l’Azienda sanitaria. Attraverso la Società della Salute è possibile operare in rete nel territorio tra tutti i soggetti interessati, con la cooperazione sociale, con le associazioni di volontariato e dell’utenza.
  • Con oltre 10 milioni di Euro di risorse annue la Società della Salute gestisce interventi e servizi sociali e socio-sanitari per gli anziani, per i bisogni legati alla disabilità, per i minori e le famiglie, per la salute mentale e le dipendenze.
  • La Società della Salute deve poter esser lo strumento di governo sovra-territoriale e multilaterale capace di monitorare ed orientare, sulla base del quadro demografico e socio-economico e sull’aggiornamento costante dello stato di salute della popolazione e del livello dei servizi attivati, gli stili di vita e la nuova programmazione verso obiettivi di appropriatezza, efficacia, efficienza ed equità delle risorse a disposizione per far fronte ai bisogni vecchi e nuovi degli anziani, dei minori, delle nuove povertà, della disabilità.
  • La SDS deve infine esser soggetto più attivo nella costruzione di una rete delle organizzazioni del terzo settore che operano nel sociale (attraverso un coordinamento attivo delle esperienze delle associazioni e delle cooperative sul territorio) evitando così il lavoro a compartimenti stagni, la ripetizione di interventi ed incentivando invece la messa in condivisione di competenze, esperienze, buone prassi, spazi… a beneficio di tutti e delle fasce più deboli di cittadini.

A Pontedera nessuno si senta solo
A Pontedera dobbiamo avere la forza di mantenere ed il coraggio di potenziare un welfare partecipato di comunità fondato sui valori del bene comune, del protagonismo civico e della coesione sociale sulla scorta di questi obiettivi fondanti:

  • salvaguardare il diritto di accesso del cittadino alle prestazioni e servizi sociali contemperandoli con le risorse disponibili;
  • garantire tutela ed equità ai cittadini che saranno chiamati a contribuire alle spese pubbliche secondo la propria capacità contributiva e secondo criteri di progressività;
  • promuovere e sostenere l’inclusione sociale ed un percorso di autonomia per le persone in condizioni di povertà, fragilità e vulnerabilità;
  • rafforzare il coordinamento con le associazioni sociali della città per poter cogliere segnali di necessità anche inespressi, anche avvalendosi di figure di riferimento del tessuto sociale costruendo ed aggiornando una mappatura delle persone sole;
  • valorizzare l’attività posta in essere dall’Associazione Eunice a cui dovrà esser fornito supporto per costituire un centro antiviolenza in grado di intercettare i bisogni di persone che vivono condizioni di disagio o sofferenza fisica e psicologica e poter dare risposte al bisogno di protezione.

Una rete di protezione sociale come la nostra non può occuparsi “solamente” di erogare gli assegni di maternità, ai nuclei familiari numerosi, i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, i contributi a favore delle famiglie con figli minori disabili, il bonus energia elettrica, gas, idrico, i contributi economici rivolti a cittadini singoli e/o nuclei familiari che si trovano in situazioni di difficoltà, i buoni spesa sanitari (per il pagamento del ticket sanitario e delle prestazioni diagnostiche effettuate presso l’ASL 5 e l’Azienda Ospedaliera Pisana, nonché per l’acquisto di farmaci o presidi sanitari non dispensati dal SSN), i buoni spesa alimentari, i buoni spesa solidali per generi alimentari di prima necessità, ma deve poter sviluppare le proprie azioni cercando di intercettare senza discriminazioni lo stato di bisogno ed affrontarlo concretamente sulla scorta di diverse linee di intervento ed un sistema di valori.

Il valore della terza età
La fascia della cittadinanza che rientra nella cosiddetta terza età costituisce una risorsa della comunità a cui devono esser garantiti spazi di incontro e di socializzazione al fine di evitare l’isolamento e la solitudine che porta alla perdita del desiderio di partecipazione. Per questo occorre consolidare la rete dei servizi assistenziali nell’ottica della prevenzione.

  • Vogliamo rafforzare la collaborazione con l’associazione Auser anche al fine di proseguire l’organizzazione dei periodi di soggiorno durante l’estate in località di mare e di montagna.
  • La positiva esperienza degli orti sociali deve poter esser estesa attraverso l’individuazione di altre zone da dare in gestione con meccanismi di evidenza pubblica agli anziani che ne faranno richiesta.
  • Servirà sperimentare forme di coabitazione in appartamento per anziani autosufficienti, alternative al ricovero in struttura, al fine di contrastare il rischio della solitudine favorendo viceversa l’incontro e la relazione tra le persone essendo ormai dimostrato come i progetti di abitazione condivisa aumentino la qualità della vita degli ospiti e allo stesso tempo riducano, o perlomeno ritardino, il ricorso all’inserimento dell’anziano in RSA.
  • All’interno della stessa logica di prevenzione e partecipazione attiva alla vita della città sarà potenziato e ristrutturato il servizio di trasporto su prenotazione ed a chiamata “Chiama e Vai” per gli anziani ultrasessantacinquenni oltreché per i cittadini indigenti.
  • Sarà infine necessario supportare e potenziare le attività dell’U.T.E. (Università della terza età) per favorire i rapporti degli associati con le altre esperienze culturali e sociali del nostro territorio, così da rendere l’U.T.E. una realtà aperta, dinamica, capace di interagire con altre Istituzioni e di creare una rete di collaborazioni per arricchire, incrementare, armonizzare le diverse opportunità socio-culturali, le relazioni interpersonali e la qualità della vita di ciascuno dei partecipanti.

Il grande tema della (non) autosufficienza
Sulla non autosufficienza deve proseguire l’impegno per mettere a disposizione (ed attivare dai canali regionali e nazionali) risorse da destinare alle famiglie che hanno scelto o sono obbligate ad accudire l’anziano all’interno delle mura domestiche anche ricorrendo alla crescente disponibilità delle assistenti domiciliari.

  • Attraverso l’Unione Valdera abbiamo predisposto corsi di formazione e albi professionali pubblici ove le famiglie possono attingere figure idoneamente formate per la cura domiciliare dei familiari, con evidenti ricadute in termini di affidabilità dei rapporti di lavoro.
  • Il complesso delle politiche integrate attivate sul tema hanno reso possibile azzerare la lista di attesa per gli inserimenti nelle strutture oggi presenti in città, sia quelle convenzionate come l’istituto San Giuseppe e Villa Sorriso che la Residenza sanitaria assistita (Rsa) “Villa M. Leoncini” in Via Fantozzi, un presidio residenziale per l’ospitalità anche temporanea di persone non autosufficienti, organizzata in nuclei che prevedono l’erogazione differenziata per gruppi di tipologie di bisogno e carichi assistenziali di prestazioni erogate in base alle patologie individualizzate e in base alle necessità degli utenti avvalendosi della professionalità di medici geriatri.
  • Proseguiremo nell’attività del centro diurno per anziani autosufficienti a La Rotta, una struttura semiresidenziale, con valenza socio/educativa, terapeutica per il mantenimento e/o potenziamento delle capacità della persona rivolta a soggetti anziani prevalentemente non autosufficienti che necessitano di interventi socio-assistenziali, sanitari e riabilitativi.
  • Mentre la residenza “Bertelli” per anziani autosufficienti, in via De Gasperi, rappresenta ancora una soluzione rivolta a quegli anziani che per problematiche sociali non possono essere assistiti dalle famiglie e non possono vivere da soli necessitando assistenza infermieristica modesta.
  • Nell’ottica della progressiva creazione di posti aggregati diurni e di attività non formali di socializzazione aperte agli anziani abbiamo realizzato la casa del Volontariato dei Villaggi una valido presidio sociale e ricreativo a disposizione del tessuto associativo della città e degli anziani del quartiere dotato di servizio di presidio infermieristico.
  • Sul tema del trasporto sociale serve mantenere e supportare il servizio attivato in collaborazione con l’associazione AUSER per l’accompagnamento della fascia anziana di popolazione in più luoghi per visite mediche o per essere sottoposti a terapie, per il ritiro dei farmaci o delle pensioni, per il disbrigo di pratiche o altre necessità quotidiane.
  • C’è da sviluppare e potenziare il progetto “Spesa insieme” , avviato da poco, con l’idea di accompagnare gli anziani anche in un momento importante come quello del fare la spesa, una occasione importante di incontro degli anziani con i volontari i quali, oltre a fornire un prezioso supporto logistico hanno la possibilità di consigliare e aiutare l’anziano sui corretti stili di vita e sui principi di educazione alimentare.

Pontedera senza barriere
L’attenzione alle problematiche delle persone con disabilità è non solo una cifra del grado di civiltà e di vivibilità di una comunità ma un dovere di attenzione permanente per chi le amministra. L’autonoma realizzazione di queste persone e il sostegno alle loro famiglie sono nostri obiettivi.

  • Per questo la nostra città oggi ospita due centri diurni, l’Aquilone ed il centro “Ex Soiana” che svolgono attività sovrapponibili e su cui è invece necessario diversificare la programmazione per rispondere a necessità diverse e progettualità valutando la realizzazione di un nuovo centro, in sostituzione del secondo, oggi nella sede ex scuola infermieri, capace di intercettare bisogni ulteriori come ad esempio quelli dell’autismo, a ritardi cognitivi e ad altre disabilità correlate.
  • Servirà rafforzare il lavoro intrapreso con la Sds, con il coinvolgimento dei familiari delle persone con disabilita’ e dell’associazionismo, prefigurando servizi anche innovativi e sperimentali rivolti al “dopo di noi” da strutturarsi quando la famiglia è ancora in grado di occuparsi dei propri figli, perché il dopo di noi deve essere accuratamente preparato nel durante noi.
  • Consolideremo il servizio di trasporto sociale per le esigenze personali denominato “taxi amico” dei disabili.
  • Potenzieremo il progetto, ormai non più sperimentale, dell’agricoltura sociale che ha avuto un grande coinvolgimento del territorio con ottimi risultati sia per i progetti socio terapeutici che per gli inserimenti lavorativi di utenti disabili, della salute mentale, autistici e tossicodipendenti coinvolgendo le aziende agricole della Valdera.

Pontedera per la vita indipendente

  • Dobbiamo attivare assieme alla SDS ogni risorsa possibile per supportare il diritto all’autodeterminazione della persona disabile che intenda realizzare il proprio progetto di vita individuale.
  • Occorre allo scopo costruire progetti capaci di organizzare servizi necessari a migliorare l’autonomia, a specifici percorsi di studio, di formazione e di inserimento socio-lavorativo, all’acquisizione delle tecnologie domotiche per l’allestimento e la fruizione dell’ambiente domestico e lavorativo.
  • Serve stare proprio lì dove c’è bisogno di supportare la scelta di decidere in prima persona l’agire quotidiano, la cura della propria persona, la mobilità in casa e a lavoro ed in tutte quelle azioni volte a garantire l’autonomia e l’integrazione sociale.
  • In tale ambito è necessario costituire un fondo dedicato per il sostegno di quei soggetti che pur fuori dai finanziamenti ordinari si trovano ad avere bisogni ed esigenze affini.

Vicino a chi ha bisogno

  • Occorre consolidare e sviluppare ogni azione che capitalizzi la positiva esperienza della Comunità de “La Badia” nella campagna della zona Pardossi: oltre al continuo stimolo per la creazione di laboratori occupazionali interni che possano stimolare la creazione di piccole imprese artigianali serve potenziare ed estendere il progetto “la Comunità per la città” che sta riscuotendo ottimi risultati, è apprezzato dalla cittadinanza e valorizza appunto occasioni di uscita lavorativa dei ragazzi al termine del proprio percorso interno alla struttura.
  • Allo stesso modo servirà proseguire e potenziare il progetto “Restituzione” pensato con obiettivo quello di “restituire” alla collettività il contributo sociale messo a disposizione di singoli individui dall’Amministrazione comunale e al tempo responsabilizzare e incrementare l’autostima dei soggetti assistiti.

I servizi rivolti a specifici problemi di dipendenze comportamentali (gioco d’azzardo, shopping compulsivo ecc… agevolate purtroppo dalle nuove tecnologie) rappresentano una nuova linea di intervento.

  • Per queste nuove patologie sociali va garantito l’accesso diretto al servizio, una diagnosi e presa in carico del paziente, un programma terapeutico-riabilitativo individualizzato con valutazione diagnostica iniziale e monitoraggio periodico delle variazioni dello stato di dipendenza. Oltre alle opzioni regolamentari che abbiamo già messo in campo per limitare l’insediamento di sale da gioco nelle vicinanze dei punti sensibili è necessario sviluppare servizi rivolti a contrastare la dipendenza da gioco d’azzardo attraverso supporti psicologici specialistici capaci di affrontare, in prima battuta, la mancata consapevolezza nel giocatore della problematicità della propria condotta. Investire in campagne di informazione permanenti, con diffusione periodica delle informazioni di base, che coinvolga soprattutto le scuole e i luoghi di aggregazione è uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire con determinazione.
  • Sullo stesso tema servirà mettere in atto politiche per disincentivare i pubblici esercizi alla diffusione delle “macchinette da gioco” anche attraverso la riduzione di tasse e tributi locali.

Pontedera per i minori
In questi anni sono stati messi in campo interventi importanti a sostegno e a tutela delle famiglie con minori, attraverso contributi economici e strutture dedicate.

  • Occorre coordinare le molte risorse del volontariato presenti sul territorio e riuscire a stabilire rapporti di collaborazione per agevolare la progettazione congiunta degli interventi di aiuto nei confronti dei soggetti in difficoltà.
  • Serve mettere in comune risorse istituzionali e del volontariato costruendo una rete che possa esplorare tutti i possibili percorsi di uscita verso il miglioramento delle condizioni di vita.
  • Essenziale in questa prospettiva è potenziare la struttura e l’esperienza della residenza per minori in Via Colombo, nel quartiere Fuori del Ponte, tale da consolidare forme di sostegno reali alla famiglia di origine e soluzioni di accoglienza articolata e rispettosa del minore che coinvolgano i vari soggetti presenti sul territorio, dalla scuola, alla parrocchia, dai consultori familiari, alle biblioteche. Negli spazi all’interno di tale struttura coesistono inoltre gruppi appartamento e progetti di accompagnamento all’autonomia per adolescenti e giovani, con l’obiettivo di offrire un periodo di vita semi-protetto, garantendo la presenza di educatori qualificati ma anche la possibilità di sperimentare la vita autonoma, in modo da essere pronti ad inserirsi nella società una volta finito il percorso all’interno della struttura. Il compito, difficile quanto fondamentale, è quello di mettere in collegamento i ragazzi con le risorse per i giovani presenti sul territorio come Agenzie Formative, Centri per l’impiego, Informagiovani.
  • Dobbiamo al contempo sostenere e promuovere reti informali di “accompagnamento solidale” ottenendo la disponibilità di famiglie, single, ma anche gruppi o associazioni, ad accogliere nel loro contesto di vita e familiare i ragazzi e le ragazze della Comunità per Minori con l’offerta di momenti di serenità, integrazione e svago fuori dalla struttura.
  • Vogliamo potenziare e sostenere il progetto Coperta di Linus: un sostegno ai genitori che si trovano in uno stato di momentaneo bisogno per i propri figli a causa di eventi esterni (quali lutti improvvisi in famiglia, malattia, caduta economica improvvisa , ecc ) che non influiscono sulla capacità genitoriale. Il servizio svolto in forma del tutto gratuita per chi lo richiede è svolto dai volontari ed è incardinato su progettazione dei servizi sociali.
  • Vogliamo supportare e potenziare il servizio S.hO.S. Minori: un progetto che riguarda la copertura tempestiva delle situazioni di emergenza caratterizzata da un bisogno immediato e temporaneo di protezione e/o di accompagnamento dei minori nella struttura ospedaliera ove non vi sia possibile la presenza dei genitori.

La casa un bisogno primario
La crisi economica dell’ultimo decennio ha certamente acutizzato le dinamiche ed i bisogni legati all’esigenza abitativa soprattutto in una città come Pontedera capace di offrire opportunità legate alla mobilità, alla formazione, al lavoro, al tempo libero.

L’edilizia residenziale pubblica e l’edilizia economica e popolare diffusa sul territorio

  • Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) della città di Pontedera si è rafforzato nell’ultimo quinquennio con la realizzazione e l’assegnazione di 22 nuovi alloggi in via M.L.King,  raggiungendo un numero di complessivo di abitazioni che supera di poco le 800 unità. Si tratta di un patrimonio importante che va continuamente presidiato e mantenuto in collaborazione con APES ma anche con risorse investite direttamente dall’Amministrazione Comunale attraverso uno specifico fondo per le manutenzioni straordinarie. Sempre più infatti, visto l’invecchiamento della popolazione residente negli alloggi e la vetustà degli immobili, si porrà la questione degli appartamenti sfitti, che oggi rappresentano un 3% del totale. Dobbiamo impegnarci perché questo livello, per certi aspetti fisiologico, non venga superato.
  • Ulteriore obiettivo da consolidare è il sistema dei controlli dei requisiti di permanenza che si è in questi anni molto potenziato anche grazie all’introduzione di un sistema di condivisione delle banche dati (catasto, Pubblico Registro Automobilistico, ISEE, conti correnti bancari, dichiarazioni dei redditi): verifiche e controlli che costituiscono un elemento importante affinché il rispetto delle regole faccia crescere una comunità solidale e coesa attraverso una sensazione di giustizia sociale più forte.
  • Al tempo stesso è necessario avviare iniziative, già positivamente sperimentate da Casa Insieme in via M.L.King, di Portierato sociale per garantire una attività di presidio, controllo ed animazione sociale, in collaborazione con gli inquilini, per migliorare la qualità della vita nei caseggiati di edilizia popolare.  L’accompagnamento all’abitare sempre più diverrà uno strumento per prevenire i fenomeni di degrado degli immobili  e di conflitto tra vicini.
  • Sul fronte dell’edilizia sociale, quella che si rivolge alla cosiddetta fascia grigia, il primo intervento effettuato con la realizzazione di 27 alloggi in via M.L.King può essere incrementato attraverso strumenti di pianificazione urbanistica (già previsti dal Regolamento urbanistico vigente) che prevedono, nei comparti più grandi, di cedere all’Amministrazione comunale terreni edificabili o alcuni degli alloggi costruiti  destinandoli alla vendita o all’affitto a prezzi calmierati.

Il sostegno alle famiglie in affitto
L’Amministrazione comunale ha promosso politiche ed azioni finalizzate a favorire l’esercizio del diritto alla casa per tutti i cittadini residenti:

  • garantendo risorse importanti sul fondo annuale destinato al contributo affitto;
  • stimolando la stipula dei cosiddetti affitti concordati attraverso un sistema di agevolazione fiscale dei tributi comunali per quei proprietari che accettano i parametri indicati dalle associazioni sindacali (degli inquilini e dei proprietari stessi);
  • favorendo, attraverso l’Agenzia sociale Casa Insieme (ex Casa Valdera) la ricerca di alloggi sul mercato libero a favore delle fasce deboli, la mediazione dei conflitti tra inquilini e proprietari, la gestione degli avvisi nazionali per la prevenzione degli sfratti per morosità incolpevole.

Rispetto infine alla gestione delle emergenze abitative vi è la necessità di costruire assieme a tutti gli attori legati al tema dell’abitare sociale una mappatura delle possibilità di pronto impiego di strutture abitative pubbliche e/o private ampliando l’esperienza degli alloggi per
l’emergenza abitativa ubicati nella Casa del Volontariato ai Villaggi.